La filosofia: un libro di avventura
La filosofia: un libro d'avventura
| Gianni Vattimo |
Cosa significa fare filosofia ai giorni nostri?
Ce lo racconta il filosofo torinese postmoderno, inventore del pensiero debole, Gianni Vattimo.
Nato nel 1936, è anche un politico appartenente al partito comunista.
Nato nel 1936, è anche un politico appartenente al partito comunista.
B&E:
"La nostra prima curiosità è capire
cosa significa l'aggettivo "debole" attribuito al suo pensiero e in che
modo é arrivato a formulare la sua teoria."
GV:
"Con pensiero debole intendo dire che
la nostra esistenza è collocata in un tempo e un'epoca indeterminata, e
non esiste nulla di assoluto e definito in ció che diciamo e facciamo.
Il mio pensiero infatti si contrappone al pensiero forte: chi pensa
"fortemente" crede che esistano fatti definiti sull'essere dell uomo. Io
penso debolmente, per me non c'è nulla di certo e assoluto."
B&E:
"E quali sono stati i maggiori personaggi che l'hanno ispirata a pensare debolmente?"
GV:
"Il mio pensiero si basa sulla
finetezza dell'esistenza, noi nasciamo e moriamo, parliamo una certa
lingua in un certo periodo. Queste idee sono state segnalate anche dal
filosofo tedesco Heidegger, al quale mi sono ispirato di piú, e
Nietzsche...
mi raccomando la scrittura corretta
del nome!"
B&E:
"Quindi una contrapposizione al suo
pensiero debole potrebbe essere la metafisica, in quanto concentra la
propria attenzione su ciò che considera eterno e assoluto?"
GV:
"Io non solo non mi sento un
metafisico, ma mi sento un filosofo che deve fare i conti con il fatto
che noi veniamo da una tradizione della metafisica, e quindi mi devo
anche chiedere perchè è nata, se dico "non esiste una veritá assoluta,
ma esiste il pensiero debole" mi devo chiedere: "come mai a qualcuno è mai
venuto in mente l'esistenza di un pensiero assoluto?" In quanto
inventore del pensiero debole ritengo la filosofia una pretesa di
potere."
B&E:
"Può fare un altro esempio di pretesa di potere e pretesa di dire una verità assoluta?"
GV:
"Per esempio, adesso non fatemi
apparire come l'anticristo, ma diffido di quelle chiese che credono che
esista una verità assoluta su tutto. Le chiese cattoliche, di cui ho
massimo rispetto, hanno una propensione per la metafisica per rafforzare
la loro posizione."
B&E:
"A scuola abbiamo appena terminato lo
studio della scuola di Mileto e i suoi tre principali esponenti,
Talete, Anassimandro e Anassimene, i quali riconoscono l'αρχή
in elementi naturali o indefiniti e indeterminati.
Alla base del pensiero debole, ritiene che esista un principio unico e assoluto di tutto?
GV: "beh... come filosofo postmoderno
sono ben lontano dalla scuola di Mileto. Ma alla vostra domanda
rispondo con un'altra domanda: ha senso stabilire un unico inizio? C'è
di mezzo una ragione antropologica per domandarsi da dove si proviene?"
Αρχή significa anche causa. Come
diceva Aristotele nella Metafisica, "sapere le cause significa poter
trattare i fenomeni e dominarli."
Ad esempio, sapere il principio del fulmine, da dove arriva e come si crea, ci fa sentire subito più sicuro e attenti.
Alla base del desiderio di stabilire il principio assoluto c'è l'istinto di sopravvivenza."
B&E:
"Quando, durante il liceo, ha iniziato a studiare la filosofia è rimasto subito affascinato da questa materia?"
GV: "Questa domanda ha un po' a che fare con l'αρχή...
già da bambino avevo pregiudizi e aspettative riguardo alla filosofia. Non esiste quindi un primo inizio assoluto in cui ho sentito la filosofia. C'è sempre stata
ed è nella vita di tutti i giorni."
B&E:
"Quindi intende dire che quando nasciamo abbiamo già delle idee preconcette sul mondo?
GV:
"Sì... secondo Platone, ad esempio, abbiamo già in
qualche modo delle idee nella testa prima di conoscere ciò che ci circonda.Se non sapessi già cos'è un cavallo, non riconoscerei il cavallo che vedo. E' una teoria che Platone aveva ipotizzato, che si basa sul fatto che prima di nascere abbiamo già visto da qualche parte l’essenza delle cose: del cavallo, del bicchiere, dell'acqua, etc...e che solo per questo ci orientiamo un po’nel mondo.
Ciò è chiamato “innatismo”, tutti abbiamo delle idee innate dentro di noi.
La vera domanda da fare è quindi: c'è davvero una prima volta in cui si è sentito parlare di filosofia?"
B&E:
"In che modo gli è servito lo studio della filosofia al liceo?"
GV: " Ci serve a qualcosa studiare la filosofia? Probabilmente non proprio a sapere come stanno le cose in assoluto ma ci serve per muovere un po’ il nostro paesaggio mentale... non è tutto così rigido e assouto, infatti io penso debolmente.
Ma domandare il perché non ha sempre soltanto il senso di arrivare all’ultimo perché, ma è un modo di non prendere come oro colato tutto ciò che ci viene detto."
B&E:
GV:
"Chi ha appena iniziato a studiarla la prende come un’avventura intellettuale cioè capire un tipo di domande che la gente si è fatta e riguardo alle quali ha costruito teorie"

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