Il ritorno del caso JFK
JFK
è tornato. O meglio, dopo il boom d’indagini, sotterfugi, gossip e
scandali che seguì la sua morte, abbiamo avuto un periodo di
stasi... o così sembra. Il caso JFK sembrava senza soluzione,
irrisolto e archiviato. Oggi, a 54 anni dalla sua morte, sembra
risorgere insieme a svariati documenti segreti dalla polvere
dell'archivio della Casa Bianca. Il 26 ottobre l’attuale presidente
Trump decide di rendere pubblici circa 3300 documenti riguardanti la
morte del celeberrimo presidente.
Tralasciando
la banalità di dati meramente anagrafici, il 35° presidente degli
Stati Uniti, dalla prima, superficiale descrizione della sua storia
quella che traspare è l’immagine di un uomo generoso, sicuro di
sé, composto, per certi versi eroico forse, ma sicuramente dal
fascino persuasivo. Particolarmente noto per i suoi rapporti
extraconiugali, ma anche per essere un abile diplomatico, la sua
brevissima carica fu caratterizzata da un particolare interesse verso
l’abolizione delle pratiche di segregazione razziale e appoggiò
vari progetti culturali all'interno degli Stati Uniti. La sua morte
sconvolse l’America, lasciandosi intorno un alone di mistero che
non si è ancora dissipato del tutto.
Tra questi file troviamo i principali dati raccolti da CIA e FBI sul caso, tra cui tabulati telefonici, conversazioni registrate tra il presidente e altre figure politiche, verbali della polizia. I documenti sembrano confermare la versione secondo cui Oswald sia artefice della tragedia sia nell'ideazione che nell'esecuzione, sebbene anche l'HSCA (United State House Select Committee on Assassination) abbia evidenziato la probabilità che più persone abbiano partecipato all'omicidio. I sospetti non sono mai venuti a mancare: l'intervento della mafia, una cospirazione del governo, la sete di fama di un comune cittadino americano.
Ma
chi era John Fitzgerald Kennedy?
L'omicidio
avvenne a Dallas il 22 novembre 1963: il presidente, venne colpito
con diversi colpi di fucile mentre attraversava le vie della città
con la moglie Jacqueline, il governatore John Connally e sua moglie.
Le prime indagini videro come autore materiale dell'omicidio Lee
Harvey Oswald; nonostante si fossero susseguite diverse inchieste
sull'ideatore del delitto, stroncate le ipotesi che ritenevano Oswald
l'unico imputato, la mente che si celava dietro un così efferato
crimine rimase, e rimane tuttora, sconosciuta, assieme ai dubbi di
milioni di persone.L'enigma
che caratterizza il caso JFK ha suscitato un grande interesse nel neo
presidente repubblicano Donald Trump che, noncurante della segretezza
mantenuta fino a oggi dai servizi segreti americani, lascia trapelare
nel web alcuni importanti file sulle indagini.
Nel
1992 è stato approvato una decreto dopo l’uscita del film JFK
di
Oliver Stone che obbligava il governo a pubblicare entro i 25 anni
successivi i file rimasti segreti, dei quali circa 3.100 erano
completamente bloccati e 30.000 invece rilasciati solo parzialmente.
La scadenza era prevista il 26 ottobre del 2017, e l’unica autorità
che poteva fermare la pubblicazione era il presidente. Trump però
decide di dare il via libera, anche se precedentemente aveva già
pattuito con le agenzie federali di pubblicarne subito solo 2.800,
mentre gli altri forse sarebbero stati rilasciati nell'arco di sei
mesi. Si temono infatti ripercussioni sulle operazioni militari e
sulla sicurezza dell'apparato legislativo in generale. Fino ad
allora, i documenti erano stati rigorosamente protetti dal presidente
George H. W. Bush.
I
fascicoli sono stati effettivamente rilasciati, e sono di facile
consultazione (sempre che si possieda buona conoscenza dell'inglese).
Qui di seguito riportiamo il sito degli Archivi Nazionali degli Stati
Uniti.
Tra questi file troviamo i principali dati raccolti da CIA e FBI sul caso, tra cui tabulati telefonici, conversazioni registrate tra il presidente e altre figure politiche, verbali della polizia. I documenti sembrano confermare la versione secondo cui Oswald sia artefice della tragedia sia nell'ideazione che nell'esecuzione, sebbene anche l'HSCA (United State House Select Committee on Assassination) abbia evidenziato la probabilità che più persone abbiano partecipato all'omicidio. I sospetti non sono mai venuti a mancare: l'intervento della mafia, una cospirazione del governo, la sete di fama di un comune cittadino americano.
Anche
qui, in Italia, l'omicidio del noto presidente viene ricordato come
un evento memorabile più volte riportato da quotidiani e
telegiornali locali e nazionali; la notizia sconvolse un'intera
generazione.
A dimostrazione dell'impatto che il dramma statunitense
ha avuto in tutto il mondo, riportiamo l'intervista di Matilde
Garzena, classe 1936, una torinese DOC che ci racconta di come la
notizia si sia diffusa in Italia appena dopo essersi verificato il
crimine.
- Che cosa si ricorda del giorno in cui è stato
assassinato JFK?
“Non era da molto tempo che in casa mia c’era la televisione, quel giorno Kennnedy doveva incontrare il suo vice Lyndon e la limousine presidenziale fece un giro per la città passando tra la gente, tutto ciò venne trasmesso alla televisione italiana. Mi ricordo perfettamente l’angoscia di quel giorno trasmessa dalle immagini che si sono poi ripetute nelle trasmissioni televisive per molti giorni e che ogni anno ricordano. Ricordo perfettamente il vestito della first lady. Lei aveva un cappotto a doppio petto chiaro, credo fosse rosa ma la televisione di quel tempo essendo in bianco e nero non permetteva di riconoscerne il colore, con l’interno scuro e in testa portava un cappellino dello stesso colore dell’abito e nelle mani indossava dei guanti bianchi. Sedeva in auto affianco al presidente, quando venne colpito alla testa lui si accasciò sulle sue ginocchia, lei gli sorresse la testa con le mani portandosela al petto per proteggerlo e coprendolo con il suo corpo come uno scudo. Mi ricordo che Jacqueline aveva il vestito macchiato di sangue e in memoria di quel terribile giorno non osarono pulirlo, anzi lo conservarono così come un ricordo prezioso.”
- Per quanto tempo ne hanno parlato?
“Ne hanno parlato per settimane quasi ogni giorno, tutte le volte che ricordavano quell’episodio lo facevano ovviamente con tristezza ma soprattutto elogiavano moltissimo Kennedy descrivendolo come una persona che ispirava fiducia, che piaceva al popolo. Il giorno del suo funerale, che venne trasmesso in diretta alla televisione anche in Italia, si vide quanto la popolazione degli Stati Uniti d’America fosse addolorata e infatti per tutto il giorno e la notte moltissime persone gli resero omaggio.”
Il caso sembra dunque essersi riaperto, a 53 anni dalla morte del presidente.
(Maria Pia Sciarrone, Soraya Guastella)
(Maria Pia Sciarrone, Soraya Guastella)


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